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Different firma il Manifesto della comunicazione non ostile

Different ha voluto mettere la sua firma sul Manifesto della Comunicazione non Ostile, un progetto realizzato e promosso da Parole O_Stili, come impegno nel voler portare un contributo concreto nella diffusione di pratiche ed atteggiamenti virtuosi di comunicazione, sia dentro che fuori il perimetro aziendale, in tutte le attività che possono riguardare le relazione con colleghi, stakeholder e clienti.

I dieci punti ufficiali del Manifesto della Comunicazione non ostile

Come singole persone siamo tutti chiamati ad un’esperienza di comunicazione nei vari ambiti delle nostre giornate, dalla scuola al lavoro, alla vita privata. È importante definire il nostro agire comunicativo, perché quello che comunichiamo e la modalità nella quale lo facciamo regola le nostre vite, influenza i nostri comportamenti e i rapporti con gli altri.

Oggi i mezzi di comunicazione e informazione si sono moltiplicati, sia a livello di device fisici che di strumenti “software”, per fruire di contenuti e scambi di comunicazioni. 

Siamo nell’era del “always on”, una iperconnessione in cui non siamo semplicemente chiamati ad essere fruitori e spettatori ma dove ci troviamo a diventare producer, utenti attivi e consapevoli che possono essere “influencer” in grado di avere un impatto anche soltanto su una piccola cerchia di persone. Ognuno di oggi noi rappresentare un “media”, con i suoi poteri e le sue responsabilità.

Proprio per questo abbiamo il dovere di rapportarci in modo consapevole ed etico nei confronti della comunicazione e del complesso ecosistema in cui si muove.

Come company anche noi sentiamo ogni giorno questa responsabilità, firmare il Manifesto della comunicazione non ostile è una maniera per ribadire questa nostra convinzione, è un modo per alimentare questo circolo virtuoso, è una bussola che può servire anche a noi per orientarci ed orientare le altre persone a noi vicine, tra argomenti che hanno bisogno della corretta sensibilità nella narrazione e nella diffusione.

QUI la raccolta di tutte le firme del Manifesto, felici di esserci anche noi!

Proprio per iniziare a raccontare al meglio i significati e i valori di questa firma, abbiamo avuto il piacere di parlare direttamente con Tiziana Montalbano, Head of Communications di Parole O_Stili

Tiziana è stata una delle protagoniste, sin dal primissimo giorno, della nascita e dell’evoluzione del Manifesto della comunicazione non ostile che può contare oggi su sei anni di attività, numeri di grande rilievo e un riconoscimento ufficiale con un Premio da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Parole O_Stili nasce come associazione e si sviluppa come progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole.

Ha l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, vuole diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti.

Il Manifesto della comunicazione non ostile è una carta che elenca dieci princìpi di stile utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete. 

È un impegno di responsabilità condivisa per creare una Rete rispettosa e civile, che ci rappresenti e che ci faccia sentire in un luogo sicuro.

Ciao Tiziana, siamo davvero felici di poter raccontare qualcosa di più su questo progetto, grazie alle parole di chi, come te, lo ha vissuto in prima persona.
Vorremmo iniziare con una domanda sui numeri, che possono essere spesso “relativi”, visto che che c’è molto altro dietro a livello qualitativo, ma possono comunque aiutare a comprendere la dimensione del contesto di cui stiamo parlando. Quali sono dunque i risultati numerici principali ottenuti da Parole O_Stili in questi anni? Quali sono i principali player con i quali vi siete trovati a dialogare?

In primis ci terrei a ricordare le cinque edizioni del nostro Festival. Saremmo già arrivati a sei in realtà ma l’anno scorso abbiamo dovuto prenderci una pausa forzata, a causa della situazione pandemica che ben conosciamo.

Forse rende meglio ancora l’idea di dove siamo arrivati parlando del milione di studenti che abbiamo coinvolto con tutte le attività che abbiamo messo in campo in questi anni, grazie a tutta la parte di formazione con webinar online e sul campo, con contenuti digitali ed eventi fisici. A loro si aggiungono oltre 250.000 insegnanti, coinvolti nei nostri percorsi.

Per quanto riguarda le firme del Manifesto, abbiamo superato le 1000 di adesioni, mentre la nostra newsletter raccoglie oggi  70.000 persone e sui social abbiamo superato quota 100.000 utenti, sommando tutti i canali.

Tantissimi comuni hanno inoltre adottato il Manifesto come Carta Etica, mentre le scuole si sono sempre interessate non tanto alla firma, quanto alla formazione pratica. La parte delle aziende è sicuramente quella più corposa, visto che ci tengono molto a “mettere in campo” il Manifesto, sia tra i collaboratori che nei rapporti con i clienti.

Grande soddisfazione ci è stata data anche dalla parte sportiva, il Milan ad esempio è stato il primo grande club sportivo a firmare il Manifesto, fugando così da traino e da esempio per diverse altre realtà.

Come abbiamo appena accennato, gli attori in campo sono molto variegati e questa è davvero la grande forza di Parole O_Stili che ha potuto così indossare tutte le “maglie sociali”.

Ci siamo sentiti negli anni come una bussola di orientamento per tutti questi player, creando strumenti abilitanti per creare consapevolezza e sensibilizzazione.

Nelle scuole gli insegnanti si sono trovati costretti a imparare e a parlare nuovi linguaggi, nel Manifesto hanno trovato un elenco importante di punti da affrontare, ben nomenclati e ben spiegati, come ad esempio le fake news, la cyber security, le web reputation, il cyber bullismo e altro ancora.

Negli ultimi anni inoltre è venuta a galla una sensibilità più spiccata sui temi dell’inclusività e anche su questa macro tematica il Manifesto ha rappresentato un punto di partenza, un vero e proprio elenco puntato per iniziare un percorso.

Ripensando a quando il Manifesto è stato ufficializzato diversi anni fa, c’era un obiettivo al quale si voleva arrivare? Vi saresti aspettati di arrivare nel punto in cui vi trovate oggi?

Non volevamo arrivare da nessuna parte in particolare, ogni traguardo è stata una sorpresa. Il Manifesto per noi era nato come atto conclusivo di un percorso molto sentito e si è rivelato invece un momento iniziale di una grande e inaspettata avventura.

Non aveva la velleità di diventare un movimento, non voleva diventare un’associazione, poi è stato necessario muoversi in una determinata maniera, visto l’interesse sorprendente che aveva generato

Attività dopo attività, iniziativa dopo iniziativa, il progetto ha preso forza fino a diventare una vera e propria associazione.

Vi sareste quindi aspettati di arrivare nel punto in cui vi trovate oggi?

Direi proprio di no. Dopo la fase iniziale, abbiamo cominciato però a metterci dei piccoli obiettivi da raggiungere. 

Parole O_Stili è un’ambizione così alta e ampia che non arriveremo mai a un punto finale, è un percorso culturale, è un processo di cambiamento che include tutti e le tante varietà di attori della comunicazione.

Non ci sarà mai un obiettivo da raggiungere se non il continuo miglioramento per le singole persone, le organizzazioni e la società tutta.

Il Premio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricevuto da Parole O_Stili

Quali sono stati i momenti di vera “svolta” in questa vostra avventura?

Il Manifesto stesso è stato un vero e proprio “scatto” inaspettato, da lì infatti è partita la nascita del progetto.

Anche la prima firma del Manifesto da parte dei sindaci Giuseppe Sala e Chiara Appendino ha in qualche modo segnato un punto di cambiamento, dopo di loro si sono infatti aggiunti altri 400 comuni italiani che hanno adottato il Manifesto come Carta Etica e a cascata è poi iniziato il percorso con le aziende e con altri enti e attività.

Anche la presentazione del Manifesto dell’Inclusione nel 2020 è stato un momento di svolta, in quel delicato momento storico all’inizio della pandemia abbiamo chiamato a raccolta tantissime aziende che hanno subito risposto presente.

Vorrei poi citare anche l’ultima edizione del Festival come momento di svolta, è stato infatti un profondo momento di riflessione che sono sicura riuscirà a dare un altro tipo di sviluppo a Parole O_Stili, aggiungendo altri valori e concetti, proprio perché siamo in un’epoca storica davvero diversa rispetto agli esordi del 2016, noi tutti oggi siamo siamo cambiati e ci siamo evoluti.

La locandina dell’ultima edizione del Festival Parole O_Stili, che si è svolto a Trieste il 29 e il 30 aprile scorso.

Quali sono stati i principali temi trattati nell’ultima recente edizione del festival? Sono emersi nuovi concetti e valori o tematiche inaspettate? 

Il tema di quest’anno era la scelta, lo scegliere, in tanti modi diversi. Non solo scegliere le parole con cura ma proprio la scelta etica della comunicazione, la scelta dello sviluppo delle tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e gli algoritmi, la scelta di influencer e creator, che sono i nuovi intermediari della crescita culturale e informativa degli utenti 

È emerso un grande senso di responsabilità, c’è molta consapevolezza nel fatto che ognuno di noi ha un ruolo molto importante all’interno dell’ecosistema digitale. Anche l’utente singolo, ognuno di noi, nella propria cerchia è l’influencer della famiglia, degli amici, delle persone che stanno vicino.

Creare consapevolezza vuol dire creare una rete che inizia a funzionare secondo un meccanismo virtuoso. È solo un piccolo “clic” che ha bisogno successivamente dell’attivazione di ecosistemi più grandi ma intanto può essere un innesco di straordinaria importanza. Il potere della rete può essere davvero enorme e positivo.

Anche il Milan ha firmato il Manifesto della comunicazione non ostile.

Quali sono i consigli che dareste ai brand per approcciare in maniera davvero concreta una comunicazione non ostile e fare di questo “credo” un asset aziendale vero e proprio, sia nei confronti dei dipendenti che dei clienti?

Ormai un’azienda deve pensarsi come un attore vero e proprio nella società odierna. Molte aziende lo sanno e ne hanno piena consapevolezza, non si ritengono solo venditori di prodotti ma anche di idee e di scelte.

Ci sono tre cose che secondo noi un’azienda deve mettere in gioco per poter concretizzare una comunicazione non ostile ed essere realmente partecipe al cambiamento culturale che sta accadendo: Tempo, Cura e Attenzione. Che tra l’altro sono anche i tre pilastri di Parole O_Stili.

Vuol dire avere il tempo da dedicare per strutturare una comunicazione che abbia cura appunto delle relazioni, significa prendersi il tempo necessario per poter dare la giusta attenzione alle persone, alle relazioni e alle cose. 

Poi bisogna avere tanta attenzione e sensibilità verso le tematiche dell’inclusione, non si tratta della moda del momento ma di una necessità della nostra società odierna, così tanto frammentata e allo stesso tempo interconnessa.

Si tratta di tre dettagli non banali, l’azienda che decide di avviare un percorso di comunicazione non ostile non lo fa per mettersi la coccarda al petto ma perché sente la necessità di un costante impegno quotidiano.

Questi anni segnati dalla pandemia e purtroppo ora anche dalla guerra in Ucraina, di sicuro ci hanno scosso e provato. In seguito a questi eventi è cambiato qualcosa nella sensibilità della comunicazione delle singole persone e delle aziende?

È una domanda molto difficile, ma anche molto importante e sulla quale riflettere. Ci siamo ancora dentro in questo momento di grande stordimento, siamo ancora frastornati e diffidenti con gli altri, con le istituzioni, con i media. 

Siamo impauriti, passiamo da un’emergenza all’altra. La paura ci ha resi un po’ più nervosi, il nervosismo è un’ostilità ed è anche comprensibile da un certo punto di vista. 

Avere paura e utilizzare parole ostili diventa un tratto inevitabile per chi non ha strumenti adeguati per vivere al meglio o per chi si trova in una posizione delicata.

In cuor nostro sentiamo che stiamo vivendo un momento di grandi cambiamenti che può portare a qualcosa di bello e costruttivo. Con grande consapevolezza, siamo certi che faremo tesoro di questa follia che stiamo vivendo.

Lo abbiamo iniziato a scorgere dell’approccio e nella sensibilità che le aziende hanno avuto nella loro partecipazione al nostro ultimo festival. Anche il tema delle “relazioni digitali all’epoca dello smart working” è stato largamente dibattuto, visto che le forme ibride o totali di lavoro da remoto stanno cambiando fortemente il modo di comunicare tra colleghi.



Tiziana Montalbano, Head of Communications Parole O_Stili

Comunicatrice e giornalista, è tra le fondatrici dell’Associazione Parole O_Stili.

È stata editor radiofonico per Gr Parlamento, Radio Rai.  

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