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Innovazioni, Social Media & Metaverso, intervista a Jari Lähdevuori (Kurio)

Abbiamo avuto il piacere di scambiare alcune riflessioni con Jari Lähdevuori, Creative Director & Partner di Kurio, agenzia di comunicazione internazionale con sede ad Helsinki. Anche loro, come Different, fanno parte di thenetworkone, la principale rete mondiale di agenzie indipendenti, comprensive di 1.200 diverse realtà tra advertising, marcom e PR, con headquarters a Londra e presenza in 109 Paesi.

Jari e il suo team da diverso tempo realizzano con cadenza annuale il Social Media Marketing Trends Report, una ricerca ricca di interessanti insight di mercato, redatta con il contributo di diverse agenzie worldwide. Anche noi siamo stati felici di partecipare nelle due ultime occasioni e ne parliamo in maniera più approfondita in questo articolo.

JARI LÄHDEVUORI

Creative Director & Partner, Kurio

Jari ha cominciato la sua carriera in agenzia quando il social media marketing si stava facendo largo nel settore della comunicazione. Il suo approccio alla creatività è, dunque, primariamente social.

Ciò ha portato alla creazione di Kurio, di cui è il co-fondatore dal 2012. 

Ha contribuito a tantissime campagne internazionali premiate e ha aiutato lo stesso Kurio a raggiungere il titolo di “Agency of The Year”.  È inoltre keynote speaker, interviene spesso durante gli eventi del settore come è successo a Cannes Lions e Eurobest. Jari ha le vere e proprie capacità di condurre l’industria ad altri livelli – dal 2012 è infatti il capo analista dei whitepaper di Kurio sui vincitori di Cannes Lions.

KURIO

Siamo un’agenzia creativa social-first con sede a Helsinki, in Finlandia. Forniamo risultati per ciò che riguarda maggiori profitti, aumento delle vendite, budget per i media ridotti o campagne riconosciute a livello globale, che muovono le persone con intuizione e creatività.

Crediamo che i social media abbiano cambiato il modo in cui il marketing funziona – in meglio.

// AGENCY OF THE YEAR 2020 (EUROPEAN EXCELLENCE AWARDS)

// AGENCY OF THE YEAR 2020 (FINNISH COMMS AWARDS)

// DIGITAL CONSULTANCY OF THE YEAR (SABRE Awards EMEA 2020)

// WORLD´S LEADING INDEPENDENT AGENCIES 2020 (Campaign Magazine))

// MOST CREATIVE AGENCY (EMEA, Holmes Report 2019)

 

Ciao Jari, potresti brevemente raccontarci qual è il core business di Kurio, quali sono i state le vostre evoluzioni in questi anni e qual è l’attuale posizione che ricoprite sul mercato?

Siamo praticamente un’agenzia nata sui social, quindi i social media sono l’elemento centrale per eccellenza. Noi founder dell’agenzia, abbiamo lavorato con il social media marketing e con le PR anche in altre agenzia, prima che Kurio nascesse.

Abbiamo percepito che era il momento perfetto per provare a lanciarci in qualcosa di nostro e che quella sarebbe stata l’occasione giusta. Sicuramente adesso, guardando al passato, possiamo affermare che si è trattata della decisione migliore, nonostante fossimo comunque soddisfatti del lavoro che avevamo nelle altre agenzie. 

Abbiamo iniziato a lavorare nel 2012, anche se la compagnia è stata fondata qualche tempo prima. Da fondatori, abbiamo potuto formarci attraverso diverse esperienze, raggiungendo una conoscenza e una confidenza tali da permettere di definirci come profondi conoscitori della nostra industry. Inoltre, parlando di social media, Instagram era appena stato creato e le varie aziende stavano cercando di comprendere al meglio il marketing su Facebook. Quindi il contesto per iniziare un business social media based era dei migliori: tutti quanti erano curiosi e interessati, la conoscenza e quindi la competitività era scarsa e, di conseguenza, siamo stati sorpresi ed anche grati di poter assistere alla crescita dei social. 

 

Quanti sono i fondatori ed i partner di Kurio e da quanti membri è composto il team?

Abbiamo 2 fondatori e dal 2015 siamo 3 partner. Al momento stanno lavorando per Kurio 20 persone, ma collaboriamo anche con una produzione esterna, al fine di essere il più flessibili possibile. Fondamentalmente abbiamo strategia, gestione del cliente e idee in casa, ma potremmo definirci come una grande famiglia composta anche da freelance con i quali abbiamo potuto costruire un solido network.

Quali sono i vostri clienti più importanti?

Dovendo nominare qualche cliente riconosciuto a livello mondiale e con i quali abbiamo lavorato per anni, potremmo citare Microsoft, Unilever, Accenture, Nestlé e Nokia.

Molti dei brand con i quali collaboriamo sono comunque principalmente locali, spesso leader del proprio settore in Finlandia. Tra questi c’è il numero uno dei retailer locali e uno dei maggiori datori di lavoro in tutto il paese, una famosa azienda di energie rinnovabili e l’operatore di telecomunicazioni numero uno della nostra nazione.

 

Siete un’agenzia finlandese indipendente con un approccio internazionale verso il mercato. In quale percentuale vi sentite internazionali e in quale invece locali? Qual è il passo più difficile per posizionarsi come agenzia su un mercato internazionale?

Kurio ha sede ad Helsinki ma al giorno d’oggi in realtà non ha più così tanta importanza quale sia la sede poiché, essendo il mondo così connesso, in un certo modo ora, anche grazie alla pandemia, è come se fosse diventato più piccolo e quindi anche la location del proprio headquarter ha perso un po’ di rilevanza.  

Credo che rapporto locale/globale muterà continuamente nel tempo: in un certo periodo abbiamo lavorato maggiormente a livello internazionale mentre in un altro più localmente. Comunque penso che potremmo definirci più internazionali, senza però dimenticare le nostre origini e tenendo in considerazione quanto effettivamente sia diventato semplice lavorare sia con clienti internazionali che finlandesi. Riusciamo a lavorare in entrambe le circostanze e questo anche grazie al social media che rappresentano una realtà semplice da governare, sia da una sede che da una qualsiasi altra parte del mondo. 

Ad esempio, abbiamo lanciato prodotti a livello globale partendo dalla Finlandia verso mercati lontani dal nostro, come quello degli Stati Uniti, della Cina o del Giappone. Tutto questo testimonia e spiega l’internazionalità della nostra attività commerciale, sentiamo che non esistono più barriere nell’essere internazionali.

Ovviamente, ci sono stati casi in cui volendo creare qualcosa con un cliente distante geograficamente, abbiamo avuto la necessità di conoscere il contesto di destinazione, per permetterci di tradurre a livello culturale il nostro mercato in quello del cliente e viceversa. Nel complesso credo che la combinazione migliore sia quella di avere la giusta strategia, le giuste idee e i giusti partner.

Il Social Media Trends Report viene pubblicato già da molto tempo. Quali sono stati gli insight più importanti ed anche sorprendenti riscontrati nell’ultima edizione della ricerca? Quante sono le edizioni del report? In che modo sia il mercato che il mondo sono cambiati, dovendoli confrontare con 12 mesi fa e quali sono invece i trend rimasti costanti?

Realizziamo il Social Media Trends Report dal 2012, ma questo è il secondo anno che lo abbiamo allargato a livello mondiale, mentre prima era una ricerca prettamente locale.  

Se dovessi scegliere le tre cose più importanti dal report, sarebbero:

In primis TikTok, anche se ormai non è poi così sorprendente poiché è già stato molto enfatizzato come fenomeno, considerando che ci sono tanti grandi brand che cercano di includerlo nelle loro strategie e allo stesso tempo anche di ottenere un ritorno utilizzandolo. Credo sia importante raggiungere la padronanza di tutti i canali, non tanto nella creazione di contenuti su questi o meno, ma per diventare consapevoli di quanto questi stiano modellando la nostra cultura e stiano diventando rilevanti, a prescindere dalla industry nella quale si è posizionati. 

Il secondo è il Metaverso, un argomento che vorrei che tutti prendessero in considerazione, partendo dal comprendere come funziona e in che modo potrebbe essere utile per il proprio brand al giorno d’oggi o nei prossimi anni. Di certo non è la cosa più rilevante che sta accadendo oggi ma certamente è la direzione verso la quale internet si sta muovendo e di conseguenza ciò che sarà del futuro. 

D’altronde non è chiamato Web 3.0 per nulla: se il Web 1.0 permetteva alle informazioni di circolare (negli anni ‘90) e il Web 2.0 permetteva alle persone di collegarsi, tramite i social e i canali, adesso con il Web 3.0 la possibilità di collegare persone a posti e ad oggetti, si è resa concreta e rappresenta il salto di qualità che i brand, i marketer e le agenzie dovrebbero compiere per integrarsi, dal momento che siamo in un mondo che cambia costantemente. Oggi è il giorno migliore per iniziare ad esplorare. 

Il terzo punto è la influencer economy e il modo in cui sta emergendo. Gli influencer stanno diventando dei brand a tutti gli effetti poiché sono in grado di vendere direttamente alla loro audience e ai loro follower. Se dovessimo confrontare questo fenomeno con il passato, si nota come lo sviluppo dei canali e delle tecnologie ha permesso agli influencer di crescere e diventare sempre più importanti sul mercato, rispetto a 5 anni fa. Riescono a tutti gli effetti a creare un marchio e ad interagire e a guadagnare con vendite al loro pubblico, diventando in un certo modo competitor di altri brand, pur ritrovandosi in una posizione completamente diversa. 

 

Ci sono case history di alcuni brand che ritieni si stiano approcciando a questo nuovo cambiamento verso il Metaverso, considerandolo come un vero e proprio shift culturale?   

Credo che ormai ci siano tanti esempi grandiosi di come utilizzare il Metaverso e la tecnologia nel modo giusto ed alcuni brand stanno iniziando ad essere considerati proprio pionieri per questo motivo, posizionandosi come nuovi player su questo segmento di mercato: Nike, ha iniziato a vendere sneakers virtuali, così come Gucci oppure Wendy’s che è entrato nel mondo dei videogiochi atterrando su Fortnite e muovendosi con scioltezza nel Metaverso. 

Per ciò che riguarda invece gli NFT, ci sono tanti shift interessanti a cadenza giornaliera: McDonald’s ad esempio ha brevettato il suo marchio in un ristorante nel Metaverso, dove può vendere i propri prodotti sia digitalmente che fisicamente.

 

QUESTA INTERVISTA È DISPONIBILE ANCHE NELLA VERSIONE ORIGINALE IN INGLESE

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