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Le nuove frontiere della Voice Technology: intervista ad Alessio Pomaro.

Abbiamo voluto approfondire il tema della Voice Technology e della Voice Search intervistando Alessio Pomaro, uno dei principali esponenti sul tema a livello nazionale. 

Alessio è Head of Voice Technology e SEO Manager di site By site, ingegnere informatico da sempre appassionato di web marketing e di tecnologia, e autore del libro di recente pubblicazione Voice technology, le nuove sfide del marketing conversazionale e della digital transformation (Dario Flaccovio Editore). 

Qual è lo stato dell’arte della “Aural Attention Economy”? Perché è così importante oggi l’attenzione uditiva? I brand ricercano questa attenzione, ma sanno poi realmente coglierla?

Rispondo con alcune notizie di questi mesi e con alcuni dati. 

  • Ikea USA ha lanciato l’audio catalogo, in cui la voce narrante descrive i prodotti, offre consigli, suggerimenti, how-to e tip pratici per godersi al meglio gli ambienti domestici. 
  • Il social audio sta spopolando: Microsoft sembra interessata ad acquisire Discord, Slack lancia un progetto pilota per le chat vocali, Twitter lancia Spaces, anche Telegram attiva le chat vocali, nascono nuove startup con questo obiettivo, ad esempio Swell, Clubhouse continua a crescere e si prepara al lancio dell’applicazione per Android.
  • Apple lancia una nuova serie TV basata interamente sulle voci (Calls), in cui gli episodi corrispondono a delle telefonate tra i protagonisti, che vengono trascritte sullo schermo insieme alle onde sonore che le caratterizzano.
  • Sembra che su Netflix sia in arrivo la modalità “audio only”. 
  • Il trend relativo al podcast continua a crescere, tanto che Spotify, in occasione del Festival di Sanremo, ha prodotto il suo primo podcast originale con i The Jackal.
  • La categoria di dispositivi denominata “smart personal audio” rappresenta quella con la crescita maggiore in termini di diffusione.

Beh, direi che lo “stato dell’arte” è abbastanza evidente! 

Siamo di fronte a uno spazio nuovo nel quale tentare di emergere e dove giocarsi l’attenzione dei consumatori: questa volta attraverso suoni, musica, voci.

Nei punti iniziali ho nominato diversi brand, quindi direi che il percorso di esplorazione è in pieno corso. Il podcast aziendale sta diventando sempre più diffuso come mezzo di comunicazione interna e verso l’esterno. Per arrivare ad esempi incredibili come la campagna di Bayer che coinvolge spot radiofonici su smart speaker e una Alexa Skill per arrivare all’acquisto diretto del prodotto (Actionable Audio Adds).

 

Perché così tanti dispositivi hardware (voice speaker/home assistant) e software (podcast/voice search) stanno prendendo piede nelle abitudini dei consumatori?

Indubbiamente ci sono motivi legati ai vantaggi che introduce la voice technology. Proviamo a sintetizzarli:

  • È sempre più sofisticata nell’architettura, ma è sempre più semplice da utilizzare. Mia figlia di 7 anni gioca e controlla la smart TV in autonomia. L’altra mia figlia, di 2 anni riesce già ad attivare gli assistenti.
  • È veloce: parliamo moto più velocemente di quanto possiamo scrivere.
  • Fa risparmiare tempo. Prova a chiedere: “Alexa, metti nel carrello Voice Technology”. Ma pensiamo anche alle applicazioni vocali dedicate alla produttività.
  • Permette di ottenere informazioni e compiere azioni mentre facciamo altre attività.. come si suol dire: “azioni a mani libere e occhi liberi”.
  • Empatia. In fondo sto parlando con qualcuno… anche se dovremmo dire con qualcosa! Ma pensa agli utilizzi per le persone anziane ed il settore salute.
    Di fatto assegniamo al nostro assistente virtuale un’umanità che i device elettronici ci avevano fatto dimenticare da tempo!

Altre motivazioni sono relative al fenomeno dell’Aural Attention Economy che abbiamo affrontato in precedenza, ovvero allo spostamento dell’economia dell’attenzione verso i contenuti audio, ma anche alla direzione delineata dai big della tecnologia verso il concetto di Ambient Computing.

Ci spieghi in poche parole i vantaggi della Voice Search per un brand e quali evoluzioni prevedi ci saranno nell’immediato futuro? Ci sono industries più predisposte di altre ad approcciare questo contesto?

Il termine “voice search”, o ricerca vocale, comprende un ampio ventaglio di significati. La ricerca vocale ormai è presente, ad esempio, all’interno dei siti web (nella barra di ricerca o attraverso un assistente digitale), sulle piattaforme che distribuiscono contenuti (chi ha una smart TV sa bene di cosa parlo), nelle app mobile. In questo caso sostituisce la digitazione, e chiaramente il vantaggio è relativo al miglioramento dell’usabilità del sistema.

Cambiando esempio, gli utenti oggi fanno domande generiche agli assistenti vocali degli smart device, con risposte che possono avere una componente vocale e visuale in base al dispositivo. In questo caso, quali sono i vantaggi di essere la risposta alla domanda dell’utente?

  • Si possono raggiungere più clienti. Sempre più persone, ad oggi, utilizzano la voce per cercare informazioni, prodotti e servizi: la voice search sta entrando a far parte dei touchpoint nel percorso di conversione. 
  • La ricerca vocale, probabilmente, continuerà a crescere.
  • Permette di migliorare l’esperienza dell’utente, che può ottenere le informazioni desiderate in modo rapido e semplice, anche mentre sta effettuando altre azioni.
  • Il traffico verso il sito web può crescere. Con una ricerca attraverso la voce si possono ottenere vari risultati oltre a quello vocale come video, immagini e siti web, che possono essere visitati anche successivamente alla ricerca. 
  • La brand awareness ne gioverà, nella scalata verso la “Top of Mind”. Questo potrebbe aumentare la probabilità di conversione in un momento della sessione di ricerca più vicino alla conclusione.

La velocità e la semplicità dell’utilizzo della voce e del linguaggio naturale renderanno la voice search, o comunque l’interazione vocale, parte della nostra quotidianità. Non esistono settori più favoriti di altri: chi saprà sfruttare al meglio questo aspetto migliorano l’esperienza dell’utente potrà sfruttare dei vantaggi.

 

Clubhouse, una nuova piattaforma tutta “voice based”: quali possibilità intravedi per i brand e i creator? Quali sono invece i suoi limiti?    

Su Clubhouse sono comparsi già diversi brand, ad esempio Ikea, che ha creato delle Room (che vanno a creare una sorta di casa virtuale) in cui offre consigli alle persone, l’Inter ha aperto una room in occasione del derby, Barilla, Burger King, Grana Padano, Iliad, Novartis e Peroni.

Si è trattato, però, di comparse attraverso la creazione di room, non di una vera e propria presenza all’interno di un ambiente. Con l’avvento dei club questo potrebbe risolversi perché di fatto il club rappresenta un’entità di riferimento.

Le opportunità dal mio punto di vista ci sono, perché, ad esempio, ho seguito delle discussioni molto interessanti e con partecipazione da parte degli utenti. Chiaramente vanno sfruttate le potenzialità che mette a disposizione. Chi, ad esempio, manda su Clubhouse la registrazione del podcast, non credo abbia compreso il mezzo.
Ma immagina scenari in cui organizzi un evento online e successivamente si discute su Clubhouse, oppure si fa una tavola rotonda con tutti gli speaker.

Tra gli aspetti che rimangono da capire, e sui quali sono molto curioso:

  • Quanto effort e quanto rischio vengono introdotti con la presenza in una piattaforma come questa?
  • Ormai non c’è più solo Clubhouse, anzi, altre piattaforme sono già presenti su tutti i sistemi operativi. Quindi più che di presenza su Clubhouse dovremo iniziare a parlare di presenza “audio”, perché il pubblico segue il brand e si adatta alla piattaforma in cui può trovarlo.

 

Non solo podcast o Clubhouse, abbiamo anche Telegram, Twitter e altri strumenti votati ora alla parte audio. C’è qualcuno che più di altri ti incuriosisce?

Sì, come abbiamo detto precedentemente, cominciano ad affacciarsi anche Slack, che ha lanciato un progetto pilota con la chat vocale in real-time, e sembra che Microsoft sia interessata all’acquisizione di Discord

Personalmente mi è piaciuta molto l’interfaccia di Telegram: in poco tempo, ha creato un sistema compatibile con tutti gli ambienti, integrato nei gruppi e con funzionalità extra come la registrazione disponibile on-demand ascoltabile anche a velocità maggiore. E come dicevo in una discussione, noi oggi “ci nutriamo di on-demand”.

Tuttavia, credo che i gap tecnologici si ridurranno presto. Già attualmente i sistemi sono molto simili. A quel punto se un brand possiede, ad esempio, un gruppo Telegram in cui dialoga già con la sua community, sarà più orientato a lanciare una discussione vocale direttamente in quell’ambiente o il tutto si sposterà in un club di Clubhouse? Sinceramente mi incuriosisce moltissimo l’evoluzione del fenomeno “social audio”.

 

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